venerdì 28 dicembre 2007

Benazir Bhutto

E' stata una guerriera di pace
Una «donna coraggiosa» e una «guerriera di pace»: è il ricordo di B.B. (i suoi seguaci in patria la chiamavano così, come Brigitte Bardot) di un'altra donna «tosta» il ministro degli esteri israeliano Tsipi Livni.

Benazir Bhutto era bella e imponente: riempiva gli spazi con la sua presenza e la sua personalità. Amata in Occidente, Benazir era un simbolo della democrazia, della modernità, della rivendicazione femminile. Erede politica del padre Zulfiqar, nel 1988, a 35 anni, la bellissima Benazir divenne la prima donna del mondo musulmano a dirigere un governo, eletta nelle consultazioni dopo la morte del generale Zia. Nel 1990 fu destituita, travolta da accuse di corruzione, più o meno fondate, che posero fine anche al suo secondo mandato, dal 1993 al 1996. Il presidente Pervez Musharraf ha firmato il 5 ottobre scorso una controversa amnistia che cancellava i reati della Bhutto e del marito, aprendo così la strada a un accordo di spartizione del potere. Nel 1999, dopo essere stata incriminata - ma registrazioni proverebbero che i giudici erano sotto la pressione dell'allora governo di Nawaz Sharif - la Bhutto aveva lasciato il paese ed era vissuta a Dubai, con i tre figli. Il 18 ottobre di quest'anno, era poi rientrata a Karachi. Migliaia di sostenitori erano scesi per le strade per festeggiare il rientro. Intorno a mezzanotte, al passaggio del corteo, un kamikaze si era fatto esplodere tra le ali di folla. La Bhutto era rimasta illesa, ma nell'attacco almeno 139 erano rimaste uccise ed oltre 400 ferite.
Un'infanzia dorata, gli studi ad Harvard e poi a Oxford. Moderna e ribelle: raccontava spesso Benazir quando la madre la costrinse ad indossare per la prima volta il burka e ringraziava ancora il padre che le permise di toglierlo. Fu grazie a lui che la giovane Benazir potè uscire dal cono d'ombra della sua condizione femminile in un mondo musulmano e affermarsi senza pregiudizi. Fu grazie al padre che, seppure donna, cominciò a fare politica attiva e a seguirne la carriera fino a quando questi divenne Primo Ministro. Bhutto era tornata in Pakistan nell'ottobre 2007 dopo otto anni di esilio volontario dopo che Musharraf, con il quale aveva negoziato sulla transizione del Pakistan verso una democrazia civile, le aveva garantito protezione rispetto ai vecchi procedimenti per corruzione a suo carico.
Il 26 dicembre, Bhutto aveva promesso di combattere per i diritti dei lavoratori durante la sua campagna per le elezioni generali di gennaio.
La Bhutto, però, ha trovato la morte il 27 dicembre 2007 in un nuovo attacco suicida avvenuto al termine di un suo comizio a Rawalpindi, a circa 30 chilometri dalla capitale Islamabad. Nell'attentato sono morte almeno 20 persone e altre 30 sono rimaste ferite.
L'attentato alla Bhutto è stata rivendicato dal numero due di Al Qaeda, Ayman al Zawahiri, che in un colloquio telefonico con l'agenzia Aki-Adnkronos international, ha detto: «Abbiamo eliminato il più importante asset nelle mani degli americani».

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