venerdì 23 novembre 2007

La follia dell'uomo

Questo video è dedicato a coloro che considerano gli animali esseri inferiori.

Ma chi è la vera bestia?

mercoledì 21 novembre 2007

Giuditta e Oloferne

Nabucodònosor re degli Assiri chiamò un giorno il capo delle sue milizie, di nome Oloferne, e gli diede ordine di muovere guerra a tutti i popoli che non avevano rispettato il suo impero, e specie agli Ebrei.

Oloferne allora scese in campo e tutti i paesi che attraversò conquistava, depredandoli e devastandoli. Tanta era la paura che il suo solo nome incuteva, che tutti i popoli al suo avvicinarsi gli si facevano incontro dichiarandosi a lui soggetti; ma ciò non bastava; il tremendo uomo prendeva possesso delle città, ma passava a fil di spada gli abitanti, spogliava le loro case, incendiava foreste e messi e sterminava ogni cosa.

Gli Ebrei erano sbigottiti e non sapevano che cosa fare per opporsi a tanto flagello che già si avvicinava verso la loro terra. Tuttavia decisero di resistere, invocando l'aiuto di Dio. Quando Oloferne sentì che gli Ebrei volevano resistergli, entrò in grande furore e si dispose a dare a quel popolo una terribile lezione, giurando in cuor suo che non avrebbe lasciato uomo vivo.

Poi diede ordine ai suoi di muovere verso la prima città e fortezza degli Ebrei che era sul suo cammino, la quale si chiamava Betulia. Egli aveva ai suoi ordini più di centomila fanti e ventimila cavalieri. Immaginate la paura e lo stupore del povero popolo della città a vedere un tal nugolo di combattenti e tanto più sapendoli inferociti e capaci di ogni azione. Nella città c'era una vedova, di nome Giuditta, figlia di Merari della tribù di Ruben; il marito suo era stato Manasse ed era morto da poco, da appena tre anni e mezzo. Giuditta era molto ricca e bellissima, ed era da tutti stimata per la sua bontà e per la rigida onestà della sua vita. Chiusa nelle sue stanze passava tutto il giorno in preghiere e in digiuni. Quando seppe che le cose della sua città volgevano assai male, e che il loro capo Ozia, non sapendo come resistere a Oloferne, era disposto a cedere la città stessa tra cinque giorni, se nel frattempo non avveniva qualche miracolo divino, Giuditta (incarna una delle prime donne-guerriero) restò molto male, e chiamati a casa sua gli anziani del popolo, li incitò ad agire per la salvezza della città


Giorgione - Giuditta - 1504

Vedendoli trepidanti, si offrì di salvare Betulia da sola scendendo la notte nel campo di Oloferne e cercando di uccidere l'empio generale. Infatti la eroica donna appena fu buio uscì dalla città con una sua ancella e si diresse al campo del nemico. Le guardie la presero ed essa disse loro che era fuggita da Betulia e che aveva cose molto importanti dà confidare a Oloferne.


Baldung Grien Hans - Giuditta - 1510

Allora fu portata innanzi a lui, che restò subito colpito dalla sua gran bellezza e pensò di farla sua. Giuditta raccontò al generale che il popolo ebreo aveva gravemente offeso il suo Signore, sì che questo corrucciato con esso aveva disposto di farlo preda allo straniero; e il Dio degli Ebrei le era apparso per dirle questo e perché Giuditta aiutasse con le sue preghiere e con tutti i mezzi Oloferne a penetrare in città, essendo questa la sua volontà.




Lucas Cranach - Giuditta vittoriosa - 1530

I discorsi piacquero al generale, che diede ordine che Giuditta potesse liberamente andare e venire per il campo. Poi fece preparare un gran banchetto e volle che la bella ebrea vi sedesse a mensa accanto a lui. Giuditta fingeva di esser ammirata di Oloferne e innamorata di lui, e in ogni cosa gli si mostrava compiacente e docile.
Oloferne tutto contento mangiò e bevve come non aveva fatto mai, e subito si ubriacò. Quando tutti gli altri commensali se ne furono andati, Giuditta rimase sola con Oloferne: mise la sua ancella di guardia alla porta; poi, pregato fervidamente Dio che desse forza al suo braccio, prese da un angolo della tenda dove era depositata la grande spada di Oloferne, e con essa tagliò il capo del terribile uomo.


Artemisia Gentileschi - Giuditta che uccide Oloferne - 1620
Galleria degli Uffizi - Firenze


Rovesciato poi a terra il tronco, mise la testa dentro un velo che trovò nella tenda, e con quel fardello lugubre sotto il braccio si dispose a tornare presso i suoi a Betulia. Immaginate con che tripudio il popolo di Betulia vide tornare sana e salva l'eroina, e quel che è più con la testa del nemico.

Artemisia Gentileschi - Giuditta e la fantesca - 1613

Caravaggio - Giuditta e Oloferne - 1599

Il giorno dopo la testa di Oloferne fu esposta sulle mura della città, e gli Assiri, spaventati, levarono le tende. Gli Ebrei li inseguirono e ne fecero strage raccogliendo le spoglie dell'esercito nemico per trenta giorni, tanto era il bottino. Giuditta fu festeggiata come meritava, ed essa giubilante elevò un cantico di ringraziamento a Dio.



Klimt - Giuditta


La storia di Giuditta è raccontata nel Libro deuterocanonico dell' Antico Testamento (Bibbia), probabilmente composto al principio dell'esilio, da un Ebreo di Palestina.. Il testo originale, ebreo o caldeo, si è perduto; ne resta la traduzione greca dei Settanta, che però è lacunosa e non esente da errori. Sembra per esempio che il re assiro non fosse Nabuccodonosor, ma Assurbanipal. E la critica storica ha trovato infatti che il generale di costui si chiamava Oloferne, che è citato e ricordato anche da altri storici come Diodoro Siculo e Appiano. Tutta l'antichità è stata concorde nell'attribuire veridicità storica al racconto, che rimane tra i più famosi e fra i più celebrati nelle arti.



Furini

L'episodio di Giuditta ha ispirato poeti e artisti numerosissimi. Tra gli altri artisti ricorderemo il Botticelli, il Domenichino, Michelangelo (nella Cappella Sistina), Palma il Vecchio, Andrea Mantegna, Raffaello, Giulio Romano, Rubens, Tintoretto, Tiziano, Paolo Veronese, Orazio Vernet, ecc.


Botticelli

martedì 6 novembre 2007

Kandinskij ed il colore

Kandinskij, Composizione VII, 1913
In generale il colore è un mezzo per
esercitare un influsso diretto sull'anima. Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima”.

domenica 28 ottobre 2007

Perché i costruttori battono i distruttori

Nel corso della storia vi sono sempre stati i costruttori e i distruttori. I primi hanno coltivato la terra, edificato le città, sviluppato le scienze. Gli altri, in genere pastori incolti ma ottimi guerrieri, hanno saccheggiato e distrutto quello che avevano costruito i primi. I grandi costruttori, gli egiziani, i greci, i romani, ci hanno lasciato un immenso patrimonio materiale costituito da edifici, città, templi, strade e poi scienza, filosofia, letteratura, teatro. I distruttori invece, pensiamo ai goti, ai vandali, agli unni, ci hanno lasciato solo rovine e il ricordo del terrore che incutevano. Nel campo politico — e talvolta anche nelle imprese — si ripete un po’ quello che accade nelle guerre di conquista. Vi sono politici che cercano il potere per realizzare un loro programma. Allora demoliscono ciò che ritengono sbagliato per far posto al nuovo. Inseriscono dirigenti e collaboratori fedeli ma, se trovano gente di valore, la fanno lavorare al loro progetto. Ma vi sono anche quei politici che, invece, cercano la carica per se stessa, non hanno nessun sogno, nessun progetto da realizzare. Arrivati al potere, la loro prima preoccupazione è distruggere ciò che ha realizzato il predecessore, anche se è ottimo, per emergere loro.
Teniamo presente che tutto quello che facciamo, sia esso la nostra casa, oppure un libro, una canzone, una scuola, è una oggettivazione di noi stessi. Vi trasferiamo ciò che abbiamo di meglio, ciò che vogliamo donare agli altri, ciò che vogliamo che sopravviva. Chi distrugge, chi frena gli altri, lo fa perché non ha nulla da dare e può solo provare invidia. Invece chi crea, realizza, edifica, anche quando è ambizioso, anche quando è autoritario, nel profondo ha un animo generoso, e si realizza nel fare cose che servono agli altri. Ho conosciuto persone che, senza guadagnarci nulla, hanno edificato scuole, università, ospedali, comunità per il recupero dei drogati in tutte le parti del mondo. E sempre, senza eccezione sono stati attaccati, frenati dai distruttori.
Come hanno fatto a difendersi, a vincere? Inventando continuamente sempre nuove cose. Se i distruttori gli bloccavano un progetto, loro ne mettevano in piedi altri dieci. Se li fermavano in un posto, ricominciavano in un altro. E trovavano sempre qualcuno interessato, qualcuno che li aiutava. I distruttori sono rigidi, non hanno fantasia. E la fantasia, la creatività vincono sempre.

Francesco Alberoni
Dal Corriere della Sera del 8.10.2007

lunedì 15 ottobre 2007

Morcheeba - Trigger Hippie

venerdì 28 settembre 2007


La pioggia nel pineto

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani

ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

Gabriele D'Annunzio


giovedì 13 settembre 2007

Le nozze di Figaro


Scena X atto IV

SUSANNA

Giunse alfin il momento che godrò senz'affanno in braccio all'idol mio. Timide cure, uscite dal mio petto, a turbar non venite il mio diletto!Oh, come par che all'amoroso foco l'amenità del loco, la terra e il ciel risponda,come la notte i furti miei seconda!Deh, vieni, non tardar, oh gioia bella,vieni ove amore per goder t'appella,finché non splende in ciel notturna face, finché l'aria è ancor bruna e il mondo tace.Qui mormora il ruscel, qui scherza l'aura, che col dolce sussurro il cor ristaura, qui ridono i fioretti e l'erba è fresca, ai piaceri d'amor qui tutto adesca.Vieni, ben mio, tra queste piante ascose,ti vo' la fronte incoronar di rose.

ojos de mujer


lunedì 3 settembre 2007

Karma Police RADIOHEAD

Imparare dal Vento- TIROMANCINO

venerdì 24 agosto 2007

Ricordi di vacanza

Spiaggia di Mari Ermi






Io a Mari Ermi

Maimoni


La salina


Torre del Pozzo

S'archittu












mercoledì 25 luglio 2007

Non insegnate ai bambini




Non insegnate ai bambini

non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.

Non elogiate il pensiero

che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro
alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di
un'antica speranza.

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.


Giorgio Gaber

venerdì 13 luglio 2007

Patty Smith " Because The Night"

Vieni piano piano, Paradiso!
Labbra inesperte di te
timidamente suggono i tuoi gelsomini,
come l'ape stremata.
che giunge tardi al fiore,
ronza intorno alla sua stanza,
conta il nettare,
entra, e si perde tra i profumi.

Emily Dickinson

giovedì 21 giugno 2007

Eric Clapton Wonderful Tonight

Eric Clapton Tears in Heaven

martedì 22 maggio 2007





IL POZZO E LA DEA MADRE



Sin dall’antichita’ il pozzo aveva oltre a valenze di natura civile anche valenze di natura magica. La magia del pozzo la ritroviamo soprattutto in ambito celtico…facile e’ subito l’accostamento con il "pozzo del graal" o "calice weel", luogo ove si narra fosse stato nascosto il graal, non a caso simbolo della religione unica, legata alla dea Madre.
Il pozzo cosi’, oltre che a raccoglier l’acqua, ha una profonda valenza simbolica, diventa il luogo ove si posson compiere riti di purificazione, e in questo caso il pozzo assume piu’ le connotazioni della vasca, ma puo’ esser anche il modo per collegare l’uomo alla terra, ed ecco cosi’ il fiorire nel periodo medievale di pozzi senza fondo come quello di San Patrizio. Ma questo non e’ l’unico aspetto del pozzo, vi sono numerose leggende sui "pozzi dei desideri" ove basterebbe lanciare una monetina per realizzare cio’ a cui si aspira fortemente. Il pozzo, la vasca, dunque , hanno sempre avuto una forte valenza magica, essi sono cosi’ fortemente legati ai culti di divinita ctonie, cioe’ terrestri, ma nn solo. Infatti il pozzo e’ proprio il tramite tra il cielo e la terra, simbolo antico del culto ormai scomparso della Dea Bianca.
Il pozzo diventa cosi’ luogo per la purificazione, ma perche’ il luogo sia adatto , la prima cosa da fare e’ TROVARE LA LUNA NEL POZZO, espressione popolare che significa la realizzazione di un desiderio , qualcosa di veramente difficile e che affonda le radici in qualcosa di ben piu’ importante e antico di cui adesso parleremo. Per avere una idea della sacralita’ del pozzo noi ci riferiremo ai pozzi sardi che, per particolari caratteristiche meglio di altri si adattano a far capire il segreto di tale costruzione.


IL POZZO DI SANTA CRISTINA



Nei pressi di Oristano troviamo un sito di particolare interesse, il pozzo di Santa Cristina, detto pozzo nuragico o pozzo sacro, in sardegna di questi pozzi nuragici ve ne sono circa una quarantina , ma appunto , il piu’ rappresentativo e’ quello di Santa Cristina, che prende il nome da una chiesata costruita lì vicino. Esaminiamo il pozzo, dalla scalinata centrale si accede all’omphalos…qui al centro si raccoglie l’acqua, acqua che secondo le popolazioni preistoriche aveva poteri terapeutici, sembra che la divinita’ delle popolazioni nuragiche dimorasse nell’acqua e sempre qui si svolgessero particolari cerimonie legate sempre all’acqua.

La copertura del pozzo , detta a Tholos, e’ una falsa cupola con un foro sulla sommita’,che aveva varie funzioni…infatti ogni 18 anni e mezzo, cioe’ ogni anno lunare e quando la sua declinazione e’ massima, la luna va ad illuminare una persona posizionata in una particolare nicchia del pozzo. Ma non solo, infatti il pozzo era orientato in maniera particolare in modo che durante gli equinozi il sole illuminasse la scalinata e giungesse fino all’acqua.
La funzione del pozzo nn e’ per nulla chiara, alcuni dicono che il pozzo sarebbe un luogo di culto delle acque, pero’ noi possiamo azzardare una ipotesi basata sugli studi sul culto della Luna o dea bianca e dove l’acqua e’ solo il "mezzo". Infatti si potrebbe ipotizzare il pozzo come luogo ove si potevano svolgere culti di fertilita’-purificazione, cioe’ la donna scendeva nel ventre della dea madre terra e li’, in abluzione, riceveva il principio celeste che, appunto ogni 18 anni e mezzo, si ricongiungeva con il principio femminile-terra.

http://www.archeologiasarda.com/pozzo_s_cristina.asp

giovedì 17 maggio 2007





L'arte non è solo quella degli oggetti visibili i cui margini annodano le forme che sembra quasi di toccarle, concrete, materiali, carnose. L'arte è plasma in movimento, cangiante, che muta, riflette, riverbera, dove tornano parti perdute di sè, zone rimosse o fatti indigesti diluiti dall'azione creativa. E' il mondo delle cose invisibili, il quadro magico, sacro, divino, assente agli occhi che guardano fuori, presente invece ai ciechi capaci di entrare nel buio e in grado di aprirsi un varco nell'arte della luce. L'anima è il pennello che coglie gli effetti, che si fa sentire senza farsi vedere.

(Giuseppe Pansini, da "Il canto di Pan")

venerdì 11 maggio 2007




Voglio, avròVoglio, avrò
se non qui,
in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.

Fernando Pessoa


domenica 1 aprile 2007

Pesce d' Aprile

Colgo l'occasione del primo di Aprile per mettere sul mio blog alcune opere di uno dei miei artisti preferiti Paul Klee.
Il tema che ho scelto potete indovinarlo da soli...
Vi consiglio inoltre una pagina di un sito dedicato all'artista nella quale potrete avere degli incontri interattivi con le sue opere, e una "visita" al grande museo Zentrum Paul Klee.

http://www.swissinfo.org/ita/swissinfo.html?siteSect=2550



martedì 13 marzo 2007


La cosa importante è non smettere mai di porsi domande.
La curiosità ha le sue buone ragioni di esistere.
Non si può che provare un ammirato stupore, quando si contemplano i misteri dell’eternità, della vita, della meravigliosa struttura della realtà.
E’ sufficiente cercare solo di capire un pò di questo mistero ogni giorno.
Mai perdere il gusto di una sacra curiosità.

Albert Einstein

martedì 27 febbraio 2007

Anamorfismo

L'anamorfismo è un effetto di
illusione ottica per cui una immagine viene proiettata sul piano in modo distorto, tale per cui il soggetto originale sia riconoscibile solamente guardando l'immagine da una posizione precisa.
Il soggetto originale può essere una figura piana oppure un oggetto tridimensionale.
Nel secondo caso, l'osservatore dell'anamorfismo percepirà la figura come tridimensionale. In altri casi la visione è possibile utilizzando uno specchio curvo o cilindrico.
La tecnica è tuttora usata nel
cinema, nel teatro e nel settore pubblicitario. Nella tecnica cinematografica CinemaScope, l'anamorfismo è utilizzato per riprendere un formato di schermo con rapporto base/altezza differente da quello della pellicola. Speciali lenti (lenti anamorfiche)comprimono l'immagine lateralmente (compressione anamorfica) al momento della ripresa e la riespandono durante la proiezione.
Un artista, Julian Beever, si è specializzato nel disegnare sui marciapiedi formidabili opere anamorfiche, tali che i passanti percepiscano cavità nel marciapiede o oggetti tridimensionali che in realtà non esistono.

mercoledì 14 febbraio 2007


L'amore consiste in questo, che due solitudini si proteggono a vicenda, si toccano, si salutano.


R.M.Rilke

sabato 3 febbraio 2007

Lucian Freud

Lucian Freud nasce a Berlino l’8 dicembre 1922 da genitori ebrei. Suo padre, Ernst Freud, figlio minore di Sigmund, è architetto, mentre la madre, Lucie è figlia di un mercante di cereali. Prima pessimo studente, poi cattivo soldato, quindi ignoto e poi notissimo pittore, vivendo molto a lungo nel quartiere di Paddington, assolutamente “out”, e progressivamente abbandonato da gran parte dei suoi abitanti. Si è sempre tenuto ai margini del mondo dei lustrini, quasi non scrive, raramente partecipa a galà, come se si trovasse fuori dal suo ambiente naturale. E osservate anche i suoi quadri, ad esempio, il suo “John Deakin”, il ritratto di un ladruncolo di Paddington dal viso contorto, o “Sera nello Studio” dove accanto a un cane (che spesso troviamo nelle sue opere) ritrae una delle sue modelle preferite, Sue Tilley, una anonima impiegata pubblica decisamente sgraziata. Perfino quando sceglie un VIP, come ad esempio Kate Moss (il quadro è stato appena aggiudicato in asta per circa 5 milioni di Euro), scegli delle pose e delle situazioni insolite e infatti la famosa modella non appare né bella né in forma per via della gravidanza e per via della postura innaturale..
Lo stesso percorso pittorico di Freud denota la sua sostanziale solitudine nel panorama inglese: certo era legato affettivamente ai grandi Bacon e Hopper che influenzò e dai quali venne influenzato, ma scelse comunque di rimanere in ambito spiccatamente figurativo, senza nessuna inclinazione per l’astrazione che è assolutamente imperante (“il pittore che si limita alla pura astrazione, si priva della possibilità di provocare qualcosa in più di un’emozione estetica”). I suoi punti di riferimento, da buon figlio della Germania che fu, sono i grandi pittori del passato, a partire dai ritrattisti olandesi come Frans Hals e poi giù fino a Watteau, Corot e Cezanne; e proprio per conoscere a fondo i lavori di questi maestri, si recava in visita nei musei di mezza Europa e vi trascorreva lunghe giornate, un
po’ come era uso nella Germania ottocentesca e novecentesca. Come quei grandi del passato, produce quadri con una lentezza che diventa quasi esasperante per i suoi modelli, tanto è vero che per dipingere lo splendido “Grande Interno” ha impiegato più di due anni. E sempre con una tecnica davvero sopraffina, che colpirà anche coloro che non amano l’arte contemporanea, e che lo pone casomai vicino ad altri due mostri sacri viventi dell’arte tedesca del secondo novecento, Gerhard Richter e Anselm Kiefer.
Ma le radici mittel-europee di Lucian, il suo essere un Freud a tutti gli effetti, le percepiamo appieno nella sua “ossessione per il soggetto… [che] deve rivelare tutto se stesso in modo che si possa selezionare cosa ritrarne”. Così nei suoi quadri (specie dai primi anni ’60 fino ad oggi) trasferisce tutta la personalità dei suoi soggetti, dopo averla studiata a lungo, seguendo un approccio molto vicino ai filosofi esistenzialisti e ai pittori espressionisti tedeschi poi caduti vittima dei nazisti. Il ritratto di Elisabetta II che tanto scandalo creò in Inghilterra e che invece trasmette tutte le ansie e le incertezze della regina, che ha prima assistito allo sgretolamento del suo impero e che adesso vede persino a rischio il futuro della monarchia. O, per rimanere nello stesso, ambito, guardate “The Brigadier”in cui Parker Bowles è sì ritratto nella posa di grande uomo d’arme d’altri tempi, ma con un’espressione che trasmette tutto l’amarezza di quest’uomo che appare adesso come un intralcio nella sfolgorante storia d’amore della sua ex-moglie con il principe Carlo, mentre ne è stato vittima fin dall’inizio, che neppure se la poteva prendere con il cornificatore di Buckingham Palace. Ecco perché i quadri di Freud vanno osservati attentamente e lentamente, senza cercare la scarica di adrenalina tipica dell’arte contemporanea, così da entrare nell’anima di quei soggetti e, attraverso di loro, nella nostra.

giovedì 1 febbraio 2007

C'è un solo piacere, quello di essere vivi; tutto il resto è miseria.
Cesare Pavese

domenica 21 gennaio 2007

Il Testamento Di Tito
"Non avrai altro Dio all'infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall'est dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco,
forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco,
forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.
Onora il padre,
onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quanto a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Il quinto dice non devi rubare
e forse io l'ho rispettato vuotando,
in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:
ma io, senza legge,
rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge,
rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Non commettere atti
che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami
così sarai uomo di fede:
Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:
ma non ho creato dolore.
Il settimo dice non ammazzare
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:
guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.
Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:
ho spergiurato su Dio e sul mio onore e no,
non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore e no,
non ne provo dolore.
Non desiderare la roba degli altri
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri già caldi d'amore
non ho provato dolore.
L'invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.
Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore".

lunedì 15 gennaio 2007

Un giorno senza sorriso è un giorno perso.
Charlie Chaplin

domenica 7 gennaio 2007

Paul Eluard
La curva dei tuoi occhi

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore ruota un moto di danza e di dolcezza, nimbo del tempo, arca notturna e fida, e se non so più tutto quello che vissi è che non sempre i tuoi occhi m'hanno visto.

Foglie di luce e spuma di rugiada canne del vento, risa profumate, ali che il mondo coprono di luce, navi che il cielo recano ed il mare, caccia dei suoni e fonti dei colori,
profumi schiusi da cova di aurore sempre posata su paglia degli astri, come la luce vive d'innocenza il mondo vive dei tuoi occhi puri e va tutto il mio sangue nei tuoi sguardi.

venerdì 29 dicembre 2006


Dea Madre

domenica 17 dicembre 2006

DNA

MITOSI

DUE

DUE (retro)

L’idea del centro

L’idea del centro ha una grandissima importanza per tutte le tradizioni antiche anche se per i moderni non evoca più tutto ciò che vi scorgevano i nostri antenati.
Il Centro è, prima di tutto, l’origine il punto di partenza di tutte le cose; è il punto principale senza forma e senza dimensione, dunque invisibile, e di conseguenza, la sola immagine che si possa dare dell’Unità primordiale. Da esso sono prodotte, per irradiazione, tutte le cose, come l’Unità produce tutti i numeri, senza che la sua essenza ne venga alterata in alcuna maniera. Il punto centrale è il Principio l’Essere puro; e lo spazio che esso empie del suo irradiamento e non esiste che per questo irradiamento, senza il quale lo spazio non sarebbe che “ privazione e nulla”, è il Mondo nel senso più ampio della parola, insieme di tutti gli esseri e di tutti gli stati di esistenza che costituiscono la manifestazione universale.
La sua rappresentazione più semplice, è il punto al centro del cerchio. Il punto è l’emblema del Principio, il cerchio quello del Mondo. E’ impossibile far risalire l’uso di questa raffigurazione a qualsiasi origine nel tempo, poiché la s’incontra frequentemente su oggetti preistorici; indubbiamente è uno dei segni che si ricollegano della tradizione primordiale.
Talvolta, il punto è circondato da più cerchi concentrici che sembrano rappresentare i diversi stati o gradi dell’esistenza manifestata, disponentisi gerarchicamente secondo la loro maggiore o minore distanza dal Principio primordiale. Il punto al centro del cerchio è stato anche assunto, e probabilmente fin da un’epoca assai remota, come una figura del sole, perché esso nell’ordine fisico è realmente il centro o il “Cuore del Mondo”; e tale figura è rimasta sino ai nostri giorni come segno astrologico e astronomico come segno usuale del sole. Forse per questa ragione la maggior parte degli archeologi, dovunque incontrano questo simbolo, pretendono di assegnargli un significato esclusivamente ”solare” mentre esso ha in realtà un senso ben più vasto e profondo; dimenticano, o ignorano, che il sole dal punto di vista di tutte le tradizioni antiche è in sé soltanto un simbolo quello del vero ”Centro del Mondo” che è il Principio divino.
Il rapporto che esiste tra il centro e la circonferenza, o tra ciò che rispettivamente rappresentano, è già indicato abbastanza chiaramente dal fatto che la circonferenza non potrebbe esistere senza il suo centro, mentre questo è del tutto indipendente da quella.
Tale rapporto può essere raffigurato in modo più esplicito con raggi provenienti dal centro e terminanti sulla circonferenza; questi raggi possono essere tracciati in numero variabile, dal momento che sono realmente in quantità indefinita come i punti della circonferenza; ma di solito per raffigurazioni di questo genere si sono scelti, dei numeri che hanno di per sé un valore simbolico. La forma più semplice è quella che rappresenta solo quattro raggi che dividono la circonferenza in parti uguali, cioè due diametri retti formati da una croce all’interno della circonferenza. Questa nuova figura ha lo stesso significato generale della prima, ma vi si aggiungono alcuni significati secondari che vengono a completarla; la circonferenza è l’immagine di un ciclo di manifestazione, del genere di quei cicli cosmici di qui la dottrina indù in particolare fornisce una teoria estremamente sviluppata. Le divisioni sulla circonferenza determinate dall’estremità dei bracci della croce corrispondono ai diversi periodi o fasi in cui si divide il ciclo; e una tale divisione può essere considerata con metri diversi, a seconda che si tratti di cicli più o meno estesi: si avranno così, i quattro momenti principali della giornata, le quattro fasi della luna, le quattro stagioni dell’anno, e secondo la concezione che troviamo sia nelle tradizioni dell’India e dell’America centrale che in quelle dell’antichità greco-latina, le quattro ere dell’umanità.
Tra le figure che comportano un maggior numero di raggi, dobbiamo menzionare in modo speciale le ruote o “rotelle” che ne hanno di solito sei o otto. La “rotella” celtica, si presenta sotto l’una o l’altra di queste forme; queste stesse figure, e soprattutto la seconda, si ritrovano in India (chakra) e nel Tibet. Nel linguaggio simbolico dell’India si parla costantemente della "ruota delle cose" o della "ruotaa della vita" il che corrisponde con il significato del simbolo del Mondo. Bisogna anche aggiungere che pure lo zodiaco viene rappresentato sotto forma di una ruota, naturalmente a dodici raggi, e che il suo nome in sanscrito significa letteralmente "ruota dei segni" .
C’è inoltre una certa connessione tra la ruota e i vari simboli floreali. Se si considerano certi fiori simbolici quali il loto, il giglio o la rosa, il loro sbocciare è come un irradiamento intorno al centro.
Ma il Centro non ha solo il significato del Principio, il centro è anche il “mezzo”, il punto equidistante da tutti i punti della circonferenza, che divide il diametro in due parti uguali. Fin qui, il centro era considerato in qualche modo prima della circonferenza, la quale ha realtà solo in quanto irradiamento di esso; ora invece lo consideriamo in rapporto alla circonferenza realizzata, vale a dire che si tratterà dell’azione del Principio in seno alla creazione. In mezzo fra gli estremi rappresentati da punti opposti della circonferenza è il luogo in cui le tendenze contrarie si neutralizzano e si trovano in perfetto equilibrio. Alcune scuole di esoterismo musulmano, che attribuiscono alla croce un valore simbolico, chiamano "stazione divina" il centro di questa croce, che designano come il luogo in cui si unificano tutti i contrari, in cui si risolvono tutte le opposizioni. L’idea che si esprime è quindi l’idea di equilibrio, dell’armonia. Vi è inoltre un altro aspetto legato al significato morale, ed è l’idea di giustizia; si può così ricollegare alla concezione platonica secondo la quale la virtù consiste in un giusto mezzo fra due estremi. Dal un punto di vista più universale, le tradizioni orientali parlano continuamente dell’ "Invariabile Mezzo" che è il punto in cui si manifesta l’ "Attività del cielo" e secondo la tradizione indù, al centro di ogni essere, come di ogni stato dell’esistenza cosmica, risiede un riflesso del Principio supremo.
L’equilibrio stesso, non è che il riflesso dell’immutabilità assoluta del Principio; per esaminare le cose sotto questo nuovo aspetto, bisogna considerare la circonferenza in movimento attorno al suo centro, che, solo, non partecipa a questo moto. Il nome stesso della ruota (rota) evoca l’idea della rotazione, la figura è quindi in continuo mutamento al quale sono sottoposte tutte le cose manifestate, nel quale però c’è solo un punto che rimane fisso, il Centro. Se allora la circonferenza nel suo continuo movimento rappresenta la ciclicità, il centro è l’immagine dell’eternità. La circonferenza può girare solo attorno ad un centro fisso; nello stesso modo il mutamento presuppone un principio al di fuori del mutamento: é "il motore immobile" di Aristotele, che è ancora una volta rappresentato dal centro.
Il Principio immutabile è dunque nello stesso tempo, tutto ciò che cambia o si muove, non ha realtà che per esso e dipende totalmente da esso, è ciò che fornisce al movimento il suo impulso iniziale, e anche ciò che in seguito lo governa e lo dirige, che gli dà la sua legge, essendo la conservazione dell’ordine del Mondo, nient’altro che un prolungamento dell’atto creatore. Esso è, secondo un’espressione indù ," l'Ordinatore Interno", poiché dirige tutte le cose dall’interno, risiedendo nel punto più interno di tutti, che è il Centro.
Ma ci sono altri significati del Centro: se esso è anzitutto un punto di partenza, è anche un punto di arrivo; tutto è derivato da esso, e tutto deve alla fine ritornarvi. Poiché tutte le cose esistono grazie al Principio, deve esserci un legame pemanente, raffigurato dai raggi che uniscono il centro con tutti i punti della circonferenza; ma tali raggi possono essere percorsi nei due sensi: dal centro alla circonferenza e viceversa. Si direbbero due fasi complementari, la prima rappresentata da un movimento centrifugo, la seconda da un movimento centripeto. Queste due fasi possono essere paragonate a quelle della respirazione e con la funzione fisiologica del cuore. Infatti il sangue parte dal cuore, si diffonde in tutto l’organismo vivificandolo, poi ritorna al cuore, (proprio come l’idea del centro).Tutti gli esseri, che dipendono dal loro Principio in tutto quel che sono, devono, consciamente o inconsciamente, aspirare a ritornare verso di esso.

Anello Alchemico