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mercoledì 8 aprile 2009

Dani Karavan a Calenzano




sabato 21 marzo 2009

domenica 15 febbraio 2009

Madonna col cardellino


domenica 8 febbraio 2009

Gustav Vigeland










Adolf Gustav Vigeland (Mandal, 11 aprile 1869Oslo, 12 marzo 1943) è stato uno scultore norvegese. La sua fama è legata soprattutto al Parco di Vigeland, un'area all'interno del Frognerparken di Oslo dove sono esposte oltre duecento sue sculture ed altri lavori.





http://www.museumsnett.no/vigelandmuseet/eindex.htm

martedì 30 settembre 2008

Bill Viola IN FLUX

venerdì 11 luglio 2008

John Currin


Stamford after brunch




Il pittore John Currin è considerato uno dei più importanti pittori del momento. Nato in Colorado nel 1962, Currin appartiene al gruppo di pittori usciti dalla Scuola d'Arte della Yale University nel 1986.

Dal Novembre del 2003 al Febbraio del 2004, l'opera di Currin è stata oggetto di una mostra al Whitney Museum of American Art di New York, per una retrospettiva sulla carriera dell'artista. Già presentata a Londra e Chicago, la mostra includeva quarantacinque dipinti prodotti negli ultimi dieci anni.John Currin è noto per i suoi ritratti di donne raramente rappresentate con proporzioni normali. Nella mostra, di fatto, numerosi erano i ritratti di donne e gruppi di donne, mentre pochissimi erano i ritratti di figure maschili. Magrissime o giunoniche, giovani o vecchie, in ogni caso le donne di Currin sono la rappresentazione di una bellezza femminile deformata o finta, in ultima analisi una caricatura della figura femminile. Ma negli occhi privi di espressione e nei sorrisi gelidi di queste donne Currin sembra rappresentare la decadenza morale determinata dalla routine del denaro o dai media all'interno di certe classi sociali americane. Infatti, la vera protagonista della pittura di Currin sembrerebbe l'America WASP, i bianchi anglosassoni puritani, rappresentati come personaggi ben vestiti e ben curati, con facce deprivate di ogni vita interiore, occhi vuoti, ridotti a cerchietti privi di qualsiasi profondità. Attraverso queste immagini Currin fa la parodia dell'America puritana e del "politically correct".Fondendo la lezione dei grandi maestri (Botticelli, Tiepolo, Mantegna, Cranach, ecc.) con elementi di cultura popolare americana (TV, Cosmopolitan, Playboy, ecc.), il pittore crea una chiara immagine visuale, triste e insieme comica, di una società che si percepisce nei suoi falsi valori di apparenza, ricchezza e bellezza artificiale: i vestiti costosi, gli accessori importanti, le acconciature alla moda che dichiarano il potere delle donne americane come Mrs. Omni; i capelli patinati della bionda di Park City Grill che fanno pensare alla pubblicità per uno shampoo; gli interni di ambienti che pur belli restano impersonali siano essi il ristorante di Park City Grill o il soggiorno di Stamford after brunch; la bellezza misurata sulle taglie di reggiseno di Bra Shop, che non può non fare pensare al tanto popolare quanto sessista Victoria Secret d'invenzione americana. Comunque, le deformazioni e distorsioni ironiche della pittura di Currin provocano ma non scuotono e si consegnano più come una esaltazione che una critica della società puritana. Un esempio è Thanksgiving, dove Currin fa la parodia della festa del ringraziamento attraverso una scena di consumismo rappresentato per negazione: un gigantesco tacchino crudo, un piatto vuoto, e tre donne magrissime. La scena sembrerebbe una cinica celebrazione della parabola di consumismo e insaziabilità dell'America e del mondo occidentale.A proposito dell'arte in America, Bertrand Russel diceva: «Dalle società virtuose in modo convenzionale, non è mai sorta la grande arte. L'arte è nata tra uomini che nell'Idaho sarebbero stati sterilizzati». (Matrimonio e Morale, 1929). È forse proprio questo moralismo convenzionale e formale che nuoce all'immaginazione e all'arte di Currin.

mercoledì 28 maggio 2008

Bernini

sabato 29 marzo 2008

Bill Viola-White Space

martedì 18 marzo 2008

Matthew Barney


Matthew Barney (San Francisco, 25 marzo 1967) è un artista americano che si esprime attraverso opere multimediali, installazioni, scultura, fotografia e disegno.
La sua opera più nota è il ciclo di film"CREMASTER" una serie di cinque lavori visualmente stravaganti. ( non in sequenza CREMASTER 4 cominciò il ciclo, seguito da CREMASTER 1 ecc.).
I film rappresentano Barney in ruoli diversi, tra cui un satiro, un mago, un ariete, Harry Houdini ed anche l'infame assassino dal nome Gary Gilmore.
Il titolo dei film si riferisce al muscolo che eleva ed abbassa il sistema riproduttivo maschile secondo la temperatura, la stimolazione esterna, o la paura.
I film sono una grande mistura di storia, autobiografia, e mitologia dentro un universo intensamente particolare nel quale immagini e simboli sono esageratamente li
vellati ed interconnessi.
Il suo ultimo film della serie, CREMASTER 3, comincia sotto il Chrysler Building della Città di New York ed include scene all'ippodromo di Saratoga, dove cavalli innaturali evidentemente morti corrono dentro una sequenza di sogno, ed al Museo di Guggenheim, dove artista Richard Serra getta Vaselina calda nelle rampe della famosa spirale del Museo. che gli è valso il premio Europa 2000 alla 45°
Biennale di Venezia nel 1993 e, nel 1996, lo Hugo Boss Prize indetto dal museo Guggenheim.
È noto anche per il suo progetto Drawing Restraint realizzato in parte in collaborazione con la sua fidanzata
Björk. La Gladstone Gallery di New York ospita alcune delle opere del progetto, comprese sculture legate alla pellicola, la pellicola stessa e un incompiuto, Drawing Restraint 13: The Instrument of Surrender.

http://www.cremaster.net/

http://www.drawingrestraint.net/



martedì 6 novembre 2007

Kandinskij ed il colore

Kandinskij, Composizione VII, 1913
In generale il colore è un mezzo per
esercitare un influsso diretto sull'anima. Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima”.

giovedì 17 maggio 2007





L'arte non è solo quella degli oggetti visibili i cui margini annodano le forme che sembra quasi di toccarle, concrete, materiali, carnose. L'arte è plasma in movimento, cangiante, che muta, riflette, riverbera, dove tornano parti perdute di sè, zone rimosse o fatti indigesti diluiti dall'azione creativa. E' il mondo delle cose invisibili, il quadro magico, sacro, divino, assente agli occhi che guardano fuori, presente invece ai ciechi capaci di entrare nel buio e in grado di aprirsi un varco nell'arte della luce. L'anima è il pennello che coglie gli effetti, che si fa sentire senza farsi vedere.

(Giuseppe Pansini, da "Il canto di Pan")

domenica 1 aprile 2007

Pesce d' Aprile

Colgo l'occasione del primo di Aprile per mettere sul mio blog alcune opere di uno dei miei artisti preferiti Paul Klee.
Il tema che ho scelto potete indovinarlo da soli...
Vi consiglio inoltre una pagina di un sito dedicato all'artista nella quale potrete avere degli incontri interattivi con le sue opere, e una "visita" al grande museo Zentrum Paul Klee.

http://www.swissinfo.org/ita/swissinfo.html?siteSect=2550



martedì 27 febbraio 2007

Anamorfismo

L'anamorfismo è un effetto di
illusione ottica per cui una immagine viene proiettata sul piano in modo distorto, tale per cui il soggetto originale sia riconoscibile solamente guardando l'immagine da una posizione precisa.
Il soggetto originale può essere una figura piana oppure un oggetto tridimensionale.
Nel secondo caso, l'osservatore dell'anamorfismo percepirà la figura come tridimensionale. In altri casi la visione è possibile utilizzando uno specchio curvo o cilindrico.
La tecnica è tuttora usata nel
cinema, nel teatro e nel settore pubblicitario. Nella tecnica cinematografica CinemaScope, l'anamorfismo è utilizzato per riprendere un formato di schermo con rapporto base/altezza differente da quello della pellicola. Speciali lenti (lenti anamorfiche)comprimono l'immagine lateralmente (compressione anamorfica) al momento della ripresa e la riespandono durante la proiezione.
Un artista, Julian Beever, si è specializzato nel disegnare sui marciapiedi formidabili opere anamorfiche, tali che i passanti percepiscano cavità nel marciapiede o oggetti tridimensionali che in realtà non esistono.

sabato 3 febbraio 2007

Lucian Freud

Lucian Freud nasce a Berlino l’8 dicembre 1922 da genitori ebrei. Suo padre, Ernst Freud, figlio minore di Sigmund, è architetto, mentre la madre, Lucie è figlia di un mercante di cereali. Prima pessimo studente, poi cattivo soldato, quindi ignoto e poi notissimo pittore, vivendo molto a lungo nel quartiere di Paddington, assolutamente “out”, e progressivamente abbandonato da gran parte dei suoi abitanti. Si è sempre tenuto ai margini del mondo dei lustrini, quasi non scrive, raramente partecipa a galà, come se si trovasse fuori dal suo ambiente naturale. E osservate anche i suoi quadri, ad esempio, il suo “John Deakin”, il ritratto di un ladruncolo di Paddington dal viso contorto, o “Sera nello Studio” dove accanto a un cane (che spesso troviamo nelle sue opere) ritrae una delle sue modelle preferite, Sue Tilley, una anonima impiegata pubblica decisamente sgraziata. Perfino quando sceglie un VIP, come ad esempio Kate Moss (il quadro è stato appena aggiudicato in asta per circa 5 milioni di Euro), scegli delle pose e delle situazioni insolite e infatti la famosa modella non appare né bella né in forma per via della gravidanza e per via della postura innaturale..
Lo stesso percorso pittorico di Freud denota la sua sostanziale solitudine nel panorama inglese: certo era legato affettivamente ai grandi Bacon e Hopper che influenzò e dai quali venne influenzato, ma scelse comunque di rimanere in ambito spiccatamente figurativo, senza nessuna inclinazione per l’astrazione che è assolutamente imperante (“il pittore che si limita alla pura astrazione, si priva della possibilità di provocare qualcosa in più di un’emozione estetica”). I suoi punti di riferimento, da buon figlio della Germania che fu, sono i grandi pittori del passato, a partire dai ritrattisti olandesi come Frans Hals e poi giù fino a Watteau, Corot e Cezanne; e proprio per conoscere a fondo i lavori di questi maestri, si recava in visita nei musei di mezza Europa e vi trascorreva lunghe giornate, un
po’ come era uso nella Germania ottocentesca e novecentesca. Come quei grandi del passato, produce quadri con una lentezza che diventa quasi esasperante per i suoi modelli, tanto è vero che per dipingere lo splendido “Grande Interno” ha impiegato più di due anni. E sempre con una tecnica davvero sopraffina, che colpirà anche coloro che non amano l’arte contemporanea, e che lo pone casomai vicino ad altri due mostri sacri viventi dell’arte tedesca del secondo novecento, Gerhard Richter e Anselm Kiefer.
Ma le radici mittel-europee di Lucian, il suo essere un Freud a tutti gli effetti, le percepiamo appieno nella sua “ossessione per il soggetto… [che] deve rivelare tutto se stesso in modo che si possa selezionare cosa ritrarne”. Così nei suoi quadri (specie dai primi anni ’60 fino ad oggi) trasferisce tutta la personalità dei suoi soggetti, dopo averla studiata a lungo, seguendo un approccio molto vicino ai filosofi esistenzialisti e ai pittori espressionisti tedeschi poi caduti vittima dei nazisti. Il ritratto di Elisabetta II che tanto scandalo creò in Inghilterra e che invece trasmette tutte le ansie e le incertezze della regina, che ha prima assistito allo sgretolamento del suo impero e che adesso vede persino a rischio il futuro della monarchia. O, per rimanere nello stesso, ambito, guardate “The Brigadier”in cui Parker Bowles è sì ritratto nella posa di grande uomo d’arme d’altri tempi, ma con un’espressione che trasmette tutto l’amarezza di quest’uomo che appare adesso come un intralcio nella sfolgorante storia d’amore della sua ex-moglie con il principe Carlo, mentre ne è stato vittima fin dall’inizio, che neppure se la poteva prendere con il cornificatore di Buckingham Palace. Ecco perché i quadri di Freud vanno osservati attentamente e lentamente, senza cercare la scarica di adrenalina tipica dell’arte contemporanea, così da entrare nell’anima di quei soggetti e, attraverso di loro, nella nostra.