Visualizzazione post con etichetta mostre. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mostre. Mostra tutti i post

martedì 2 dicembre 2008

TURNER E L'ITALIA


Joseph Mallord William Turner (1775-1851) è il più grande pittore romantico. La sua arte, nata dall'emozione provata davanti allo spettacolo della natura, è la restituzione di «qualche cosa di inafferrabile», la creazione di uno spazio del tutto nuovo e moderno, intriso di luce e di colore, nel quale si dissolve la prospettiva. L'Italia ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione della sua poetica. Fin dalla giovinezza e poi durante tutta la sua vita egli fu affascinato dal nostro paese e dalla sua tradizione artistica. Ancor prima di recarvisi in viaggio, quando era allievo di Thomas Monro a Londra, già studiava le opere di soggetto italiano dei maestri antichi e moderni. In seguito, durante i suoi soggiorni in Italia, realizzò acquerelli e disegni dal vero che utilizzò poi come studi preparatori per molte delle sue più belle e celebri creazioni.


Apertura della mostra

16 novembre 2008 - 22 febbraio 2009

Orari di apertura

Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso:9.00-19.00 orario continuato

Aperto anche 8 dicembre, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio(la biglietteria chiude 30 minuti prima)


Palazzo dei Diamanti Corso Ercole I d'Este, 21 - 44100 Ferrara


tel. 0532.244949 fax 0532.203064 lunedì-venerdì: 8.30-18.30 sabato e prefestivi:

9.00-18.00 domenica durante il periodo di mostra: 10.30-15.30


Per saperne ( e vederne) di più:




sabato 8 novembre 2008

Firenze per Fattori



I Luoghi di Giovanni Fattori nell'Accademia di Belle Arti di Firenze, passato e presente: una mostra, curata da Giuliana Videtta e Anna Gallo Martucci e promossa da Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che invita ad uno sguardo attento alle opere ma anche al luogo fisico che le accoglie.

Il percorso accompagna il visitatore attraverso 60 anni della vita artistica di Fattori ma offre anche un’occasione unica per entrare nella storia di uno degli Istituti più importanti della vita artistica cittadina, l’Accademia di Belle Arti di Firenze, riportata idealmente a quell’unità ancora esistente alla fine dell’800 fra Accademia del Disegno, Accademia di Belle Arti e Galleria dell'Accademia.



Per la prima volta il pubblico può ripercorrere gli stessi passi di Fattori attraverso la loggia, il chiostro, il giardino; può sostare nell'aula in cui l’artista tenne lezione negli ultimi anni (ricostruita con arredi d'epoca, secondo le fotografie scattate durante le lezioni del vecchio maestro); e può gustare gli “affacci“sulla Biblioteca, sul Cenacolo, che ancora evocano l'antico convento di San Matteo, sulla Gipsoteca del Bartolini, oggi custodita nella Galleria dell'Accademia ma allora parte integrante dell'Accademia di Belle Arti e sulla secentesca Cappellina di Giovanni da San Giovanni.

Al contempo può ammirare più di 130 opere, fra dipinti, disegni, acqueforti e incisioni. Opere che illustrano il vissuto dell’Accademia in quegli anni, con particolare riferimento alle produzioni del giovane Fattori e dei maestri (P. Benvenuti, V. Consani, G. Bezzuoli, A. Ciseri, G. Duprè, E. Pollastrini, G. Moricci, A. Rivalta) e nel confronto fra la produzione dell’artista con i contemporanei presenti in Accademia (fra gli altri G. Boldini, O. Borrani, A. Cecioni, i puristi L. Mussini e S. Ussi, i macchiaioli S. Lega e T. Signorini).

La mostra ripercorre anche i temi creativi di Fattori: quelli di storia (Elisabetta d’Inghilterra, Maria Stuarda al campo di Crookstone), i temi militari (Carica di Cavalleria, Gli eccidi di Mantova, Grandi manovre), quelli di paesaggio e vita di campagna (Tempesta sul mare, Bovi al carro).

Parte dell’esposizione approfondisce un aspetto artistico e sociale della storia di Fattori e dell’Accademia: quadri, documenti e immagini fotografiche testimoniano la presenza in Accademia delle allieve, dopo l’istituzione a Firenze del Corso femminile di Disegno di Figura affidato all’insegnamento dello stesso Fattori.
19settembre
23 novembre
Firenze Accademia di Belle arti del Disegno
Via Ricasoli 66
0552381443

giovedì 9 ottobre 2008

Picasso in mostra



Picasso 1917-1937


PICASSO ARLECCHINO, 180 OPERE AL VITTORIANO




ROMA - Torna a Roma il genio di Pablo Picasso a 55 anni dalla storica mostra dedicatagli dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, che fu curata dall'artista in persona. Dall'11 ottobre oltre 180 opere, tra oli, lavori su carta, sculture, provenienti dai maggiori musei internazionali, saranno esposte al Vittoriano per raccontare il periodo tra le due guerre, considerato il più creativo, eterogeneo e cruciale per l'arte di Picasso. Ideata da Yve-Lain Bois, storico dell'arte all'università di Princeton, la mostra si intitola Picasso 1917-1937. L'Arlecchino dell'arte, a sottolineare le finalità di una rassegna che di certo colma una lacuna nel panorama espositivo della capitale. Tra i più prolifici della storia dell'arte, il pittore spagnolo é per questo motivo tra i più difficili da rappresentare. Il curatore ha quindi individuato un arco temporale capace di costituire una sintesi di ricerca e di stili. E il periodo tra il 1917 e il 1937 ingloba, secondo Bois, tutti gli altri, precedenti e futuri, in quanto sottolinea la straordinaria diversità di Picasso rispetto agli artisti suoi contemporanei. Nell'immediato dopoguerra, spiega il curatore nel catalogo pubblicato da Skira, "Picasso smette di sostituire una data maniera con un'altra e non scarta più nulla, inventando stili sempre nuovi senza mai eliminare quelli precedenti". Anzi, nel corso degli anni, l'artista "si costruisce un incredibile arsenale di forme e approcci al quale attinge liberamente ogni volta che ne ha voglia e che lo ritiene opportuno". In questo contesto, la figura di Arlecchino, "maschera leggendaria", assume il valore di metafora dell'"estrema libertà dell'artista nei confronti del proprio corpus di opere e dell'intenso desiderio di mantenere vivo qualsiasi prodotto creato dalle sue mani". E ciò senza mai "sentire il peso del concetto di 'evoluzione' cronologica". In questo, sostiene lo studioso, sta la vera rivoluzione di Picasso, che riesce a rappresentare la figura di Arlecchino con stilemi diversi. Come si vedrà eccezionalmente in mostra, con un classico Arlecchino (Ritratto di Leonice Massine) del 1917, proveniente dal Museu Picasso di Barcellona, o con lo splendido Arlecchino suonatore cubista del '24 (dalla National Gallery of Art di Washington), per arrivare all'Arlecchino astrattista del '27 (dal Metropolitan Museum di New York) e alla Testa di Arlecchino surrelista, sempre dello stesso anno (prestito di una collezione privata). A celebrare Picasso al Vittoriano anche un celebre dipinto che torna a Roma per la prima volta dal 1917. Si tratta de L'Italienne, opera custodita alla Fondazione Collezione Burhle, dipinta dall'artista durante il suo primo soggiorno nella città eterna, l'allegra scomposizione cubista di una fanciulla italiana con il profilo del cupolone sullo sfondo. E' il momento in cui Picasso decide di recuperare la tradizione classica, con la consapevolezza che niente va più scartato. Ma, nel 1925, stanco di alternare solo due stili, il neoclassicismo e il cubismo, si accosta al surrealismo con risultati eccezionali e torna a riflettere sull'astrattismo, come dimostra il capolavoro Due donne davanti alla finestra (da Houston).

dal 10/10/2008 al 08/02/2009

Dove: Complesso del Vittoriano
Via di San Pietro In Carcere
Roma
Info. tel. 066780664
museo.vittoriano1@tiscali.it

sabato 13 settembre 2008

COMING OF AGE. Arte americana, 1850-1950. Peggy Guggenheim Collections

Comunicato della mostra : COMING OF AGE. Arte americana, 1850-1950
Nel corso dei cent’anni dal 1850 al 1950, l’arte e la cultura americane sono maturate, sviluppandosi dall’ambito provinciale a quello internazionale e dalla trasposizione letterale del particolare all’interpretazione astratta degli ideali universali. Coming of Age esplora il lungo e complesso processo di maturazione che ebbe luogo nel corso di questo secolo formativo dell’arte americana. Questa selezione di opere della nota collezione dell'Addison Gallery, e precedentemente esposta alla Dulwich Picture Gallery di Londra, offre un esauriente panorama dei principali sviluppi in un periodo di cento anni segnato dal sorgere del modernismo e da drammatici cambiamenti del panorama fisico e sociale. "Coming of Age. L'arte americana dal 1850 al 1950" è una mostra organizzata dall'American Federation of Arts, New York e l'Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, Andover, Massachusetts, e resa possibile, in parte, grazie alla Crosby Kemper Foundation, a Frank B. Bennett e William D. Cohan, con ulteriore supporto offerto dal Philip e Janice Levin Foundation Fund, Collection-Based Exhibitions dell'American Federation of Arts. Curatori: William Agee, Professor of Art History al Hunter College, New York, e Susan Faxon, Associate Director and Curator alla Addison Gallery.

Collezione Peggy Guggenheim
28 giugno - 12 ottobre 2008
Peggy Guggenheim CollectionsPalazzo Venier dei Leoni -
Dorsoduro 701Venezia
info@guggenheim-
venice.ithttp://www.guggenheim-venice.it/











Charles Sheeler e Edward Hopper

lunedì 23 giugno 2008

Tracce di Sacro al Centre Pompidou








kirchner-danseuse-negre--324x230




7 maggio - 11 agosto 2008





Essere, provenire, divenire: in tre parole il Sacro esplorato da duecento artisti del Novecento per una grandiosa rassegna di 350 opere (alcune inedite) inaugurata al Centre Pompidou di Parigi. Un percorso guidato dal Romanticismo ai giorni nostri per riflettere e rileggere l'arte intrecciandola alla filosofia, all'antropologia, alla psicoanalisi e alla politica e scoprire che il sacro non è monopolio della religione, ma che Traces du sacré si compongono in forme inattese dell'arte moderna e contemporanea. Kandinsky, Malevitch, Picasso, Munch, Duchamp, Chagall, De Chirico, Dalì, e i più giovani interpreti del "disincanto del mondo" (Bruno Perramant, Maurizio Cattelan, Robert Filliou, Paul Chan, Franck Scurti) riconsiderano il posto dell'uomo nella creazione, le sue inquietudini e le nostalgie metafisiche, il sentimento cosmico e la ricerca dell'assoluto, l'erotismo e l'apocalisse, le nuove percezioni e la saggezza orientale. La mostra, organizzata dal Museo nazionale d'arte e cultura francese, è l'occasione per riconfermare la vocazione multidisciplinare del Centre Pompidou, corredando l'esposizione con una fitta programmazione di film, video, concerti, danza, conferenze.All'orrore della morte di Francisco de Goya che apre la rassegna con l'opera Nada. Ello dirả, tavola 69 dei Désastres de la Guerre (1810-14), seguono i toni più melanconici di Caspar David Friedrich che declina lo stesso tema componendo però paesaggi metafisici pieni di presenze divine.L'emanazione nebulosa dei corpi e delle menti, ovvero l'energia spirituale, attrae i seguaci del teosofo austriaco Rudolf Steiner: Agli inizi del Novecento compare l'aura e la fotografia diventa l'emblema di una manifestazione concreta dell'invisibile che esiste dietro quello tangibile. Il XX secolo debutta con František Kupka (Le rêve, 1906-1909) e Vassily Kandinsky (Dame in Moskau,1912): si rinvengono nelle loro tele tracce di misticismo e l'aspetto psicofisico dei colori e delle linee lascia passare vibrazioni psichiche.Con Paul Gaugin gli artisti si orientano verso l'esotismo e l'altrove per accedere a nuove forme di sacro, come testimoniano Ernst Ludwig Kirchner (Danses de négresses, 1910-1911) ed Emil Nolde (Danseuses aux bougies, 1912) che dedicano le loro opere ai popoli dell'Africa nera e del Pacifico. Il surrealista Man Ray, ispirandosi alla produzione letteraria di Bataille, sfiora il blasfemo per privare la religione di autorirarismo e dogmatismo, miscelandola all'erotismo, come nella fotografia del sedere della modella Lee Miller (La prière,1968).Il sacrificio della carne impressiona gli artisti fra le due guerre: emblematico Francis Bacon che, con la fotografia in bianco e nero, Tête I (1948), mostra un volto senza fisionomia, una testa umana informe con la bocca spalancata dall'urlo. E' l'estetica del dolore rappresentata nella sezione dedicata all'Apocalisse. Fra gli emergenti Bruno Perramant con i suoi spettri e le visioni oscure e surreali ispirate a Rimbaud.Ma quale forma di spiritualità è sopravvissuta nella nostra società postindustriale, materialista e consumista? E' l'ultimo temi dell'esposizione. Risponde Bruce Nauman: l'artista aiuta il mondo rivelando le verità mistiche. L'arte dunque non ha interrotto la sua ricerca. Paul Chan con Ist Light (2005) confronta la notte alle luci della città. Quella dell'oscurità è luce metaforica, luce della mente che supera le cose del mondo.


Traces du Sacré Centre Pompidou, Parigi

Fino all'11 agosto

Catalogue Traces du sacré

Éditions du Centre Pompidou